sabato 2 giugno 2018

Teschio Rituale - Tribù Asmana

ref. n°4- scaffale n°2- Settore V

Gli Asmat sono una tribù cannibale dell'Indonesia (Papua, per l'esattezza). Sono conosciuti e divenuti famosi per la loro usanza di utilizzare teschi umani nei più svariati modi. Dall'utilizzo a scopo rituale, per la venerazione degli antenati e degli "stregoni" della tribù, fino al mero ornamento estetico. Alcuni studiosi affermano che la tribù utilizzasse teschi anche come cuscini.


Poiché la tribù è stanziata tra paludi di mangrovie e molto vicino all'ambiente marino, è facile trovare come ornamenti addizionali nei teschi sia elementi di terra come pelli, piume, rami e foglie secche; che di mare: quali conchiglie, lische e coralli.



Dal mese di giugno 2018 è possibile vedere uno di questi teschi anche presso il museo.
 

venerdì 13 aprile 2018

Reperti del Mostro di Firenze

Ref.3, scaffale 1, settore V



Abbiamo parlato ultimamente del Mostro di Firenze, e qualcuno, dalla lettura di quel post, ci ha contattato e si è presentato al Museo. Ovviamente manterremo l'anonimato, ma possiamo dire che si trattava di un ex membro della famosa S.A.M. (squadra anti mostro), che fu creata proprio per indagare sugli efferati delitti del Mostro. Lo chiameremo Sam.
Sam ci dona una piccola valigia in legno contenente un vecchio foglio scritto a macchina, con la descrizione di quei delitti, e 3 lembi di stoffa di alcuni centimetri appartenenti ai 3 personaggi in questione: Pietro Pacciani (una lembo di canottiera) Mario vanni (un pezzo di camicia blu) e Giancarlo Lotti (un lembo di una pesante camicia a quadri). Sam ci racconta che dopo la chiusura del caso e lo smantellamento della SAM molti quesiti erano rimasti aperti, ma che avrebbero dovuto ugualmente chiudere tutto. Tenne per sé molte foto, docuementi e referti vari e questa valigia era uno di questi reperti.


La collezione impossibile ospiterà quindi questo reperto con orgoglio. Un po' di storia di Mostri "veri".... tra tanti mostri leggendari.


martedì 10 aprile 2018

Maschera rituale MwanaPwo

Ref. 24 - scaffale 1 , settore A



Arrivata dal centro africa, da una collezione privata; questa maschera sembra risalire alla tribù Chokwue dell'Angola. Il vecchio proprietario, il signor Amin Rabanapuwir, l'aveva recuperata in un villaggio rurale abbandonato. Da alcuni scritti recuperati in un secondo tempo, sembra che in quel villaggio le donne della tribù fossero morte l'una dopo l'altra. La sacerdotessa tentò un rituale utilizzando la maschera MwanaPwo.... allo scopo di evocare una divinità femminea. Ma finì solo per peggiorare le cose. La maschera infatti è stata costruita e realizzata con pezzi e resti di un'altra maschera andata distrutta di una divinità malevola. Per la cultura Africana la maschera ha un valore cerimoniale molto potente:
La maschera africana è uno strumento attraverso il quale il rituale può svolgersi efficacemente connettendo mondi diversi.

Gli strumenti cambiano di cultura in cultura ma il rituale conserva la stessa fisionomia, seppure declinato in forme diverse a seconda dello scopo. Colui che indossa la maschera rituale ha il compito di perdersi in essa, lasciandosene risucchiare in modo da trasformare o dissimulare la propria identità e per riuscirci, spesso, il rito è accompagnato da danze e musiche ipnotiche che favoriscono lo stato di coscienza alterato.La somiglianza con le pratiche sciamaniche è indiscutibile. Ovviamente sussistono differenze di impiego da paese a paese ed essendo l’Africa un continente tanto vasto, generalizzare sarebbe assurdo. Tuttavia si notano tratti comuni, per esempio un largo impiego in fase di realizzazione del legno, successivamente intagliato, scolpito e talvolta dipinto o decorato con pelli, corna, ossa, conchiglie, paglia e altri materiali.
 
 
 
 
 
Amin l'ha ceduta, per paura che i suoi piccoli nipoti, girando per casa, avessero potuto indossarla.
Si raccomanda di non provare mai ad indossarla.

Seguiranno studi e prove di verifica.


 
 

lunedì 12 febbraio 2018

Jack lo Squartatore e il Mostro di Firenze


Inauguriamo su questo blog una nuova “rubrica”...che racconta di misteri, complotti e strane teorie. Tra le righe cci saranno molte informazioni nascoste...che solo alcuni saranno in grado di capire mentre, per tutti gli altri, spero che sia una piacevole lettura ed un piacevole viaggio nel mistero. Iniziamo da quelli che sono due misteri irrisolti del mondo criminale: I delitti di Jack lo Squartatore, e le vicende del Mostro di Firenze... fino a arrivare ai giorni nostri. Può sembrare strano ma è molto probabile che i 2 casi siano collegati tra loro (assieme a molti altri).


I due casi non sono mai stati risolti ufficialmente, (la chiusura del caso del mostro di Firenze è quantomeno lacunosa e piena di vuoti). Per quanto riguarda Jack si sono fatte le ipotesi più disparate... da membri della famiglia reale a dottori inglesi. In entrambi i casi è però chiaro il fine esoterico e rituale che ogni omicidio metteva in mostra. All’epoca, infatti, gli investigatori inglesi ipotizzarono che Jack lo Squartatore potesse far parte di una setta satanica per conto della quale effettuava rituali di morte che avevano bisogno di sacrifici umani. Così sembra che anche il Mostro Fiorentino (il singolare è puramente usato a fine sintattico) possa aver agito sotto gli ordini di una setta che commissionava gli omicidi ma sopratutto richiedeva feticci dai corpi delle vittime.
Questa ritualità è ritrovata anche sui luoghi stessi. In pochi ancora oggi sanno della piramide ritrovata vicino ad una scena del crimine del mostro di Firenze; o del trancio di vite inserito nel corpo di una delle vittime. Insomma gli elementi ci sono tutti per scoperchiare una ritualità quasi unanime che percorre secoli di storia sotto un'unica Rosea guida. Un altro fattore comune sembra essere il coinvolgimento nelle inchieste di personaggi altolocati e della presenza di un “livello superiore” che orchestra i mandanti come burattini, formato da persone ricche, aristocratici, dottori un tempo; e da politici, avvocati, dottori ed esponenti delle forze dell'ordine stesso... nei casi fiorentini. Potrebbe essere questo il motivo per cui, in entrambi i casi, le indagini sono sempre state destinate al fallimento. Per non parlare poi del rilievo mediatico che i due casi hanno scatenato, La risonanza mediatica generata... come un messaggio ben mirato e studiato a tavolino, li ha trasformati in due simboli capaci di trasformare profondamente i comportamenti delle persone di epoche diverse.

Ma torniamo ai dettagli che in pochi sanno. Abbiamo avuto il piacere di poter parlare con un ex membro della SAM... (ovviamente l'anonimato è obbligo) che intraprese indagini che uscivano dalle piste canoniche indotte. Abbiamo scoperto così che il seno asportato dal Mostro a Nadine Mauriot, la donna della coppia uccisa nell' 1985, che fu poi spedito al sostituto procuratore Silvia Della Monica, non fu un atto di sfida come tutti scrissero e ritengono tutt'ora. Fu bensì un messaggio ben specifico. La Della Monica all'epoca aveva scoperto di avere un tumore al seno sinistro, quale messaggio più preciso se non questo? In pochi potevano sapere tale particolare se non persone facenti parte di una cerchia ristretta. Come tutti sappiamo, dopo poco il sostituto procuratore lasciò l'incarico.
Altro particolare che abbiamo scoperto riguarda proprio il livello superiore (non quello al vertice probabilmente ma quello subito sopra Pacciani ed i compagni di merende) composto addirittura da suore dedite a rituali particolari (non a caso una delle ultime confidenti di Pacciani fu una suora). La “Badessa” (se così vogliamo chiamarla) aveva la sua base in Sardegna (quindi ritornerebbe anche la pista dei Sardi seguita all'inizio delle indagini sul caso del Mostro) e necessitava per i suoi rituali di feticci sempre nuovi che portava come ornamento di una cintura. Sappiamo anche il suo nome... G.F. , ma ormai il caso del mostro è archiviato.... così come quello di Jack lo Squartatore, e non ha più importanza se metà delle prove e ricostruzioni sono sbagliate. Caso chiuso.



Però fossi in voi...terrei d'occhio i giornali di questi giorni (10/02/2018)... forse qualche rituale è ancora in atto....
 
 


lunedì 22 gennaio 2018

Il Re dei Ratti (Rat-King)

ref. n°4- scaffale n°5- Settore B


Il Display arrivato da una collezione privata olandese, contiene un esemplare di Rat King mummificato. Il Re dei ratti in questione è formato da 4 esemplari adulti e un esemplare più giovane. Le code non sono calcificate completamente e probabilmente alcune sono state restaurate.


Ma cosa è il Re dei Ratti? ecco le informazioni che si possono trovare: Il re dei ratti è costituito da due o più roditori che rimangono impigliati l’uno nella coda dell’altro: più essi tirano per liberarsi, più le loro code si annodano e con il tempo si incrostano di feci, sporco, sangue o fluidi corporei che agiscono da “cemento”, finché i topi sono costretti ad agire come un unico individuo; oppure, più facilmente, muoiono proprio per la difficoltà che trovano nel muoversi. Non si tratterebbe, è chiaro, di gemelli siamesi uniti dalla nascita, ma di esemplari adulti, estranei l’uno all’altro, che a causa dello spazio ristretto in cui vive una numerosissima colonia (ad esempio, dentro l’intercapedine di una parete) restano vittime di questa singolare beffa del destino.



Questo comunque è un  fenomeno  molto raro e si verifica quando il  numero di animali che compone il re dei ratti parte da almeno 5 esemplari. Il più grande ritrovato  ad oggi è composto da 32 ratti, esemplare conservato al Museum Mauritanum di Altenburg, Turingia). Storicamente, il ritrovamento di un re dei ratti si associa a eventi negativi, come la diffusione della peste (probabilmente dall'osservazione che l'aumento del numero dei ratti si associava a una presenza maggiore della patologia).

venerdì 29 settembre 2017

Manufatto Africano sconosciuto

ref. n°1- scaffale n°3- Settore V



Portato al museo in una sacca di yuta, sporca e rattoppata, questo manufatto Africano deve essere ancora esaminato.
Si tratta di un sorta di feticcio realizzato in un tessuto simile a cotone lavorato a mano, con apporti di rafia e legno. L'interno è cavo mentre la testa è costituita da piccoli rami di legno intrecciati a formare una sorta di cesto, dove poi è fissato tutto il resto.
La sua altezza è di 1 metro e 99 centimetri. 


Non si conosce se il suo sia un utilizzo rituale o semplicemente un manufatto per feste o per compagnia per bambini (tipo grossa bambola...)magari con lo scopo di scacciare gli spiriti maligni.

Quando avremo maggiori informazioni, questa pagina sarà aggiornata.

mercoledì 6 settembre 2017

Simon

Contributo del museo per il contest "Bizzarro Bazar"




La luce quasi eterea, come prodotta da un'aurora boreale, iniziava ad illuminare la piccola stanza dipingendo di tinte vacue e refrattarie lo scarno arredamento presente. Il pavimento era ricoperto da mattonelle di una tonalità bluastra che ricordava certi fiori tropicali solcati da gocce di rugiada.
Niente altro. Nessuna porta, nessun mobile, una sola finestra. Per altro tutta appannata, giusto a rivelare che quella stanza era in contatto con l'esterno. A modo suo. C'era poi una scrivania posta in un angolo, ed una culla ricoperta da un drappo di seta bluastro proprio al centro della stanza. Una piccola mano cominciò a scostare il drappo di seta fino ad aprirsi un varco in quel dedalo di pieghe, poi la piccola testa di un neonato si affacciò curiosa sul bordo della culla. Ben presto  il piccolo sembrò completamente sbilanciato verso una rovinosa caduta sul pavimento, ma non sembrava spaventato anzi, forse era proprio quello che voleva.

Cadde così sulle fredde mattonelle della stanza ed a fatica riuscì a mettersi a gattoni per poi cominciare ad avanzare verso la scrivania. Si fermò solo per un attimo ad ammirare il riverbero delle luci azzurrognole poi, arrivato alla sedia, alzò la testolina ed iniziò a scalare le gambe di legno. Passo dopo passo riuscì a raggiungere la cima e ad assumere una posizione vagamente seduta e avvicinò a sé  un foglio di carta bianca. Poi notò un vecchio calamaio con una lunga penna d'oca che sembrava essere apparsa dalle ombre come dal nulla. Sollevò lentamente la penna e, accarezzandola, provò una strana sensazione. Immerse la penna nell'inchiostro e, dopo aver osservato una goccia di liquido nero cadere sul tavolo, cominciò a scrivere....”Simon 
Primo piano sulla fiamma di una candela. Il neonato soffiò sulla piccola fiammella spengendola. Non aveva notato la candela quando aveva cominciato a scrivere, ma adesso che guardava meglio si accorse che non aveva notato nemmeno il grande orologio a pendolo dietro di lui. Piegò la testolina di lato e cominciò ad ondeggiarla a ritmo. Tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic, tac, tic, tac.
Il piccolo non sapeva leggere ovviamente, ma riuscì a vedere che le ore erano messe a caso sul quadrante e che le lancette erano pressoché inesistenti.


Lasciò cadere la penna d'oca quando sentì che il livello dell'acqua aveva raggiunto la punta dei suoi piedini. Quella nuova sensazione lo fece sorridere e restò, come incantato, a fissare quelle strane creaturine che si contorcevano sotto la superficie illuminata dal riflesso della luna. Molti  girini nuotavano in grossi banchi, muovendosi all'unisono fermandosi solo per sbirciare fuori dall'acqua. Alcune grosse anguille saettavano tra le gambe di legno della sedia emanando bagliori argentei. Fortunatamente il livello dell'acqua cessò di salire quasi subito lasciando che alcuni variopinti pesci pagliaccio solleticassero le palme dei piccoli piedi del neonato che, sorridendo, appallottolò il foglio di carta e lo gettò nell'acqua.

Quella palla informe di cellulosa vagava come senza meta sul liquido finché non si fermò e sprofondò come strattonata da una forza misteriosa.

Il piccolo sgranò gli occhioni per vedere meglio la sua pallina che si allontanava verso il fondo poi, incrociò le braccia e, per un istante, sembrò che capisse veramente quello che presto sarebbe successo. Una botola si aprì nel pavimento risucchiando l'acqua e tutti i pesci che vi nuotavano facendoli scomparire chissà dove. Un unico pesce rimase nell'angolo opposto della stanza, e agonizzante boccheggiava cercando di respirare il liquido che non riusciva più a trovare. Il neonato aprì un cassetto da cui prese una piccola canna da pesca. La montò e gettò l'esca verso il pesce che, puntualmente, abboccò. Poi iniziò a girare il mulinello e ad osservare il pesce che veniva trascinato fino all'estremità del cassetto; dove poi lo ripose chiudendolo con una chiave a forma di balena.

Il bambino pensò che l'ombra che poteva intravedere fuori della finestra fosse solo generata da qualche riflesso lunare, ma quando questa si spalancò lasciando entrare una forte corrente d'aria mista a finissime gocce di pioggia, capì che non era proprio così. Un grosso rapace entrò nella stanzina sbattendo le ali, poi fece un giro veloce e si appollaiò sul tavolo, proprio accanto al bambino. I due restarono a fissarsi per alcuni secondi, come se studiassero la prossima mossa da fare. Infatti il bambino buttò tutti i fogli che erano sul tavolo e spostò l'alfiere nero in una posizione migliore. Il rapace sollevò pesantemente una zampa e fece avanzare un pedone di due caselle. Il bambino guardò la scacchiera di marmo e scosse la testolina poi, come illuminato da un'idea improvvisa fece arretrare il cavallo nero. Il grosso rapace emise un forte verso di disappunto e volò sul bordo della finestra ancora aperta.

Scacco matto; pensò, e con la manina stese il re sul fianco. Il suo avversario non c'era più, era volato via dalla finestra, ma al suo posto adesso c'era un vecchio televisore in bianco e nero.

Con la manina girò una manopola e alcune immagini iniziarono a visualizzarsi sullo schermo. Presto però si fecero sfuocate ed il neonato stufo scese dalla grossa sedia e si tuffò come i pesci nella botola, scomparendo dalla stanza.

Fuori della finestra il grosso rapace si avvicinò su un  ramo e sembrò deluso di non aver visto quello che stava trasmettendo il televisore. Poi vide il suo re steso di fianco ed il piccolo che non c’era più.

“Buona vita Simon”. Pensò.
Nello stesso momento, in un ospedale, un bambino che non sarebbe dovuto nascere, veniva alla luce.
I genitori lo chiameranno Simon.